howard sooley

 

Durante un viaggio a Leeds, il sedicenne Howard Sooley spende tutti i suoi risparmi in una macchina fotografica Yashica: “Era tra quella o una chitarra”, ci racconta Howard.

Poco dopo, la sua famiglia si trasferì in Canada e Howard si trovò nella condizione di trovare un impiego urgentemente. Non aveva mai pensato a cosa volesse fare da grande, era però già sicuro su quello che non avrebbe mai voluto fare: il minatore nelle miniere di carbone, la scelta automatica di tutti gli uomini che tornavano nella propria città natale, Doncaster. Ciononostante, Howard aveva bisogno di un lavoro e aveva già la sua macchina fotografica, la soluzione era ovvia: “Sarò un fotografo”. 

Sebbene, sapesse “a malapena da quale parte della macchina fotografica guardare”, Howard lavorò costantemente svolgendo dalla A alla Z qualsiasi mansione da fotografo a Vancouver e, per sua fortuna, trovò un lavoro come assistente di un fotografo di moda. Come presto capì, era il lavoro per lui; da bambino, Howard, è sempre stato più un osservatore che un partecipante.

Questa caratteristica lo faceva entrare benissimo nella professione di fotografo: “Osservare e riflettere sulle cose è sempre stato qualcosa di talmente facile da sembrare innaturale per me”. Howard scoprì presto un bisogno di registrare, una sete di osservare e catturare le cose su pellicola che l’atto stesso del fotografare diventava importante quanto l’immagine stessa. Condividere i risultati si è trasformato in qualcosa d’importante solo recentemente, mentre la spontaneità è sempre stata la chiave.

 “Generalmente solo quando una cosa sta accadendo, so che vale la pena catturarla - Non sono un costruttore. Se realizzo qualcosa, tutto quello che vedo sono le debolezze della mia costruzione e i collegamenti diventano palesemente ovvi”.

L’abilità di rispondere istantaneamente e istintivamente al momento gli permise - e permise anche ad altre persone - di essere testimoni della straordinarietà del presente e di osservare la magia della quotidianità. 

 

Creare film è, per natura, un processo imprevedibile. Howard preferisce creare film non troppo perfetti, dove la casualità del momento è permessa. La sfida è di rimanere aperti all’opportunità quindi perdere il controllo diventa essenziale. “Per me, le migliori immagini sono al limite della comprensione, più intervengo meno diventa interessante”.

Nonostante la sua apparente riservatezza, il ruolo di osservatore per Howard non è per niente sintomo di passività ma gli permette di sviluppare una percezione del mondo totalmente diversa. 

 

Quando è stato messo a confronto con quello che inizialmente aveva definito come un soggetto noioso in una brutta location, Howard ha semplicemente chiuso gli occhi e si è seduto sul pavimento: “poco dopo mi sono rialzato e ho aperto gli occhi. Tutto era diventato bello. A volte c’è bisogno di ri-focalizzare per vedere la bellezza delle cose che sono davanti a noi”.

Cercando costantemente al di là di ciò che è immediato, Howard trova che ci sia sempre un significato e un valore più grande dietro alle cose. Spesso è questione di guardare nello spazio tra le cose, lasciandosi alle spalle quello che si pensa di sapere: “Cerco costantemente di allenarmi a vedere le cose in un modo diverso, di togliermi le bende dagli occhi”.

 

É stato durante il periodo di studio per la laurea in fotografia e film presso l’Harrow College che Howard incontra Malcolm Le Grice, l’allora preside di facoltà e grande esponente del cinema sperimentale, una tipologia di rappresentazione in cui rimane la passione, particolarmente quando il ritmo è lento e meticoloso e dove l’immagine, il significato e la narrazione si fondono.

 black and white

Ricorda con piacere la stranezza fisica di montare i film e lo diverte molto il fatto che il processo di editing sia nello stesso tempo un processo mentale e fisico. Per lui è affascinante, un percorso assuefacente e intensamente personale.

Ora che tutti fanno film e fotografano, questo processo è compreso molto di più ma per Howard rimane molto privato e intimo. “Forse è a causa del mio background - ma non devo sempre per forza soddisfare gli altri. Aspettare per un’approvazione o per una risposta particolare mi farebbe diventare matto, finirei in un manicomio”.

Il focus di Howard è da un’altra parte, sta nello prestare attenzione, nel guardare e registrare.

 

Howard è divertente, piacevolmente modesto e un cortese gentiluomo ma allo stesso tempo ha una forte vena anarchica. Questa brillante contraddittorietà del suo lavoro è forse evidenziata dall’educazione ricevuta nel suo paese natale e particolare per la sua generazione. “Mi piace l’Arte, la musica e la moda che abbia un elemento “fuck-it”. Ammiro chi ha l’abilità di rifiutare ciò che gli viene detto di fare”.

Questa era certamente anche una caratteristica del direttore Derek Jarman, con il quale Howard ha lavorato e con il quale ha passato alcuni mesi cercando fondi per il film “Sebastiane”, il quale disse: “Ecco, facciamolo in Latino!”.

Howard è stato influenzato anche dalla comunità dei minatori, un ambiente non convenzionalmente ritenuto bello per lo sviluppo di un’estetica che non sia dipendente da un cliché bucolico. Cita il film “La Scelta di Hobson” del 1954 - dove il riflesso della luna è visto in una pozza sulla strada di una sporca città industriale - che illustra perfettamente il suo pensiero: “Lo straordinario può essere trovato ovunque”.

 

L’attrazione di Howard per l’Arte risiede nell’importanza dell’immateriale contenuta nell’Arte. “Qualsiasi cosa fatta con amore e cura ha valore, perché quando si da valore, si ragiona su ciò che importa”.

Howard è conosciuto per i suoi film sui giardini, in particolar modo è famoso per aver filmato il giardino di Great Dixter, utilizzato anche come sfondo del film sulla stagione SS17 di HIGH.

Oltre a questo, Howard ha realizzato diversi film per raccontare le collezioni HIGH e anche un film-ritratto della stessa Claire Campbell. “Lavorare per HIGH è favoloso! ..Seguo il mio istinto con una pianificazione minima, posso avere a disposizione abiti meravigliosi, persone meravigliose e una location meravigliosa che è sempre un buon punto di partenza!"

www.howardsooley.com

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